La pittura a Ferrara all'epoca di Nicolò III d'Este (1393-1441)
- Claudia

- 23 nov 2025
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Durante la lunga signoria di Nicolò III Ferrara divenne il centro di un dominio che si estendeva lungo la pianura Padana comprendendo i centri urbani di Modena e Reggio. Seppure non si possa dire che nascesse allora una scuola pittorica estense, le esigenze di autorappresentazione della corte e le frequenti relazioni con centri come Venezia e Bologna o con i feudi satelliti di Carpi, Mirandola e Vignola, diedero origine a una cultura artistica ingegnosa, relativamente originale e caratterizzata da varietà di indirizzi.
Se alla metà del Trecento la pittura ferrarese sembra dipendere strettamente da quella bolognese, alla fine del secolo gli affreschi di casa Minerbi e nel palazzo estense del Paradiso indicano che il gusto dei principali committenti si era orientato verso la corrente neogiottesca padana che faceva capo a Padova e Verona.
Dopo il 1420 l'ambiente artistico ferrarese avrebbe tuttavia ceduto alle lusinghe del gotico internazionale, prevalentemente nella variante fortemente espressiva di Giovanni da Modena ma anche in quella elegante e cortese di Gentile da Fabriano. Nel 1438 Ferrara ospitò il concilio ecumenico delle Chiese d'oriente e d'occidente affermandosi come centro politico e culturale di prima grandezza. Soggiornò allora in città Pisanello, che frequentava già da anni la cerchia umanistica raccolta attorno a Leonello d'Este, erede designato del vecchio marchese Nicolò. Una nuova epoca stava per cominciare.
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