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GUIDO CAGNACCI e L'INFLUENZA DEL GUERCINO

La Madonna col Bambino adorata dai santi

Non si hanno segni di passaggio in una bottega. A Bologna viene considerato l'ultimo allievo di Ludovico Carracci che "morì col pennello in mano" nel 1619. O di un protagonista di assoluta grandezza, il "divino Guido" (Reni) ormai giunto agli ultimi dipinti. Bisogna pensare non a un alunnato canonico, ma dall'esterno. Viene da pensare che Guido abbia fatto il pieno di ispirazioni, insegnamenti, esperienze "mantenendo sempre una sostanziale indipendenza mentale"

Più che sul caravaggismo "in chiaro" di Orazio Gentileschi, si deve guardare a Vouet cioè ad un "naturalismo caravaggesco in chiave di eleganza aulica e sensuale". Un dato costante per Guido la "ricercata ambiguità tra sacro e profano" di Vouet.

un esempio è "La tentazione di San Francesco" da San Lorenzo in Lucina, non si è mai visto in una chiesa un San Francesco così sensuale e una tentatrice seriamente tentatrice con camicia scivolata sul petto, gamba sempre più appariscente.
Nella giovanile pala (3,20 per 1,90), "La Madonna col Bambino adorata dai santi Sebastiano, Rocco e Giacinto" del piccolo oratorio di San Rocco a Montegridolfo (Forlï), il danzante Sebastiano che si agita incatenato a un colonnone, sembra una copia della posa, non dell'espressione, di un Sebastiano di Carracci .  Rocco, dal volto e capigliatura "alla nazarena" da giovane Guercino, in compagnia di un cane dal pelo curatissimo che fa pensare all'abilità di Guido autore di "Nature morte". Solo Giacinto in colloquio con la Madonna che domina col Bambino da una nuvoletta e un lembo della tunica fissato in una straordinaria forza materica e tridimensionale.

La pala per i carmelitani di Rimini (nel 1628 Guido si rifugiò nella loro chiesa per "scampare alla giustizia"), ancora di dimensioni monumentali (3,35 per 2,10), viene considerata il punto piïù alto della maturità di Guido. Altro che sacra conversazione: sono tre estasi mistiche (Andrea Corsini, Teresa d'Avila, Maria Maddalena) con "tre diversi esempi di 'abbandono alla divinità, con "quell'estasi quasi tremenda della Santa Teresa svenuta" che mette in allarme i due angeli che la assistono. Per Francesco Arcangeli, al quale si deve gran parte dell'attenzione della critica a Cagnacci, l'estasi di Teresa "abbandonata al viola cianotico delle labbra schiuse, alle ombre che le feriscono gli occhi semispenti" "più spettacolare della morte della Vergine del Caravaggio".

Guido-Cagnacci-pala-dei-carmelitani.jpg
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